Più ascoltano gli odori, più i bambini si avvicinano a una dimensione che non si può né vedere né toccare

I laboratori di educazione olfattiva sono tra le attività che Smell Atelier ha sempre cercato di promuovere. Molti insegnanti ci chiedono come integrare la scoperta di odori e profumi nell’attività didattica, e quale sia il suo valore. Riportiamo questa breve esperienza avvenuta nella scuola primaria Massalongo di Verona con cui abbiamo recentemente collaborato. Se le attività di educazione di adulti e bambini spesso si fermano a una mera catalogazione degli odori, ciò che per noi è più importante è attivare la memoria e l’immaginazione per arricchire l’esperienza olfattiva di significati.
Primo giorno
Volevamo partire raccontando ai bambini una storia che avevo scritto tempo fa intitolata il
Terribile Rubaodori, abbinata ad alcune sostanze profumate. Ma appena i nostri contenitori
odorosi hanno iniziato a circolare, i bambini si sono mostrati molto più avidi di sentire i profumi
che di ascoltare il racconto. Così abbiamo cambiato il programma e lasciato che ciascuno
esprimesse spontaneamente le proprie sensazioni man mano che portava al naso i materiali. Questo primo momento di esplorazione libera e senza scopo ci ha permesso di conoscere i bambini e le esigenze espresse da questa classe in cui si segue un indirizzo di tipo montessoriano. Abbiamo concluso chiedendo a tutti di portare, per l’incontro successivo, alcuni odori, aromi e profumi disponibili nelle proprie case.
Secondo giorno
Questa volta abbiamo cercato di convogliare l’esuberanza dei bambini in attività legate al “fare”. Siamo partiti senza sedie e banchi, scegliendo uno comodo angolo della classe provvisto di tappeto per sederci in cerchio a terra. Abbiamo quindi presentato alcuni odori e invitando i bambini a descriverli ricorrendo a qualità tattili e visive: morbido, duro, freddo, caldo, ruvido, rotondo, e così via. Successivamente ogni bambino e bambina ha scelto un odore su cui lavorare. Abbiamo
offerto loro alcuni materiali che rappresentano qualità sensoriali: lana=caldo, ferro=freddo,
carta vetrata=ruvido, ecc. Abbiamo infine chiesto ai bambini di mettere in un sacchettino gli oggetti – ovvero le qualità – che meglio caratterizzavano l’odore prescelto.
Seduti al tavolo sono stati invitati a incollare su un foglio di carta i materiali raccolti creando diverse composizioni. Sul foglio è stato anche incollato un feltrino imbevuto del profumo
prescelto. Questa attività è servita a farli soffermare sulle qualità degli odori, mettendo per un attimo in secondo piano il bisogno di identificarli con il nome. C’è fortissimo nei bambini l’impulso a dare un nome a ciò che sentono, ma una volta appagata la curiosità e verificato se hanno indovinato o meno, l’esperienza sensoriale si arresta. Con questa pratica abbiamo cercato invece di prolungare il tempo passato ad annusare e a cogliere le caratteristiche specifiche di ogni sostanza odorosa.
Prima di salutarci abbiamo sentito i profumi e aromi che i bambini hanno portato da casa. Tutti erano entusiasti di presentarci le loro cose: saponette profumate, spezie di ogni sorta, erbe aromatiche come rosmarino, salvia e origano, lavanda e persino aglio affumicato, fragranze orientali, miele. È stato come mettere il naso nelle case di ciascuno e avvicinare i bambini tra loro attraverso i loro piccoli tesori profumati che ciascuno aveva da mostrare.
Terzo giorno
Questa volta abbiamo assecondato il desiderio spontaneo dei bambini di giocare a riconoscere gli odori. Abbiamo però voluto anche verificare se, dopo questa attività, i bambini avevano
trattenuto le informazioni. Ci siamo quindi disposti nuovamente in cerchio sul tappeto e abbiamo fatto sentire quattro odori associati all’atmosfera invernale: resina d’abete, anice stellato, vaniglia e arancio dolce. Abbiamo chiesto ai bambini di riconoscere ogni odore.
- La resina di abete è stata identificata come odore di sciroppo per la tosse.
- La vaniglia come odore di caramella.
- L’anice stellato come odore di caramella oppure di dolce in genere, qualcuno ha indovinato il nome della spezia.
- L’arancia è stata individuata inizialmente come caramella, poi si è arrivati al nome del frutto.
Abbiamo rilevato che nella loro quotidianità i bambini esplorano gli odori in primo luogo attraverso il gusto, però a volte non conoscono la materia prima che dà origine a un particolare aroma alimentare. Dopo questo gioco i bambini si sono seduti al tavolo dove hanno colorato alcuni disegni che rappresentavano l’arancio, l’abete, l’anice stellato e anche un panettone dall’aroma di vaniglia.
Abbiamo quindi chiesto loro di abbinare correttamente gli odori alle figure sentendoli su mouillette di carta su cui non era stato scritto nulla. Alcuni bambini hanno ricordato bene gli abbinamenti e, magari confrontandosi tra loro, sono arrivati alla giusta identificazione. Altri hanno commesso qualche “errore” che noi valutiamo comunque positivamente perché significa che questi bambini non si sono fatti influenzare da altri. Un paio di bambini hanno collocato l’odore d’arancio sul panettone, anziché sul disegno dell’agrume. Anche questa riposta era giusta! Il panettone è infatti caratterizzato dall’aroma delle scorzette di arancio candito.
Quarto giorno
Nei precedenti incontri, avevamo giocato a stimolare la memoria e l’immaginazione dei bambini facendo sentire molti odori “alla cieca”, senza far vedere la fonte. In questo incontro finale ci siamo proposti di approfondire il tema “materie prime” perché i bambini acquisissero una miglior consapevolezza della provenienza geografica e botanica di alcuni aromi spesso usati anche
nei prodotti alimentari, sia casalinghi che industriali.
Nella parte pratica del laboratorio abbiamo quindi giocato con le spezie, facendole guardare, toccare e annusare. Il contatto polisensoriale facilita la memorizzazione. Abbiamo dato quindi qualche riferimento geografico per far comprendere come gli aromi e i profumi ci possono condurre in un viaggio tra luoghi e culture del mondo. Vista l’età dei bambini non abbiamo insistito su questo aspetto che può diventare un tema per i laboratori con i bambini più grandi.
Per lasciare un ricordo profumato di questa esperienza, abbiamo coinvolto i partecipanti nella realizzazione di un loro sacchetto pot pourri da portare a casa insieme a tutti gli altri materiali del laboratorio.
Conclusioni
Facendo lavorare l’olfatto e il pensiero olfattivo, i bambini si rapportano con l’enigma di ciò che è invisibile. Abbiamo cercato di incoraggiarli a sentire, ad aprire uno spazio interiore, a fare emergere il loro repertorio di memorie, già molto ricco, e stimolare associazioni inedite.
Quante più esperienze olfattive i bambini vivono, quanti più odori possono annusare, quanto più sono invitati a pensare e a far parlare gli odori, tanto più si avvicinano una dimensione che non si può vedere o toccare, imparando a gestirla e raffinando competenze nuove.