La grande profumeria italiana

“Il mio nuovo libro è una capsula del tempo che racchiude pezzi della vita di ognuno di noi”

Marika Vecchiattini, scrittrice, giornalista e storyteller

L’idea di scrivere il “Manuale della Grande Profumeria Italiana” si è presentata nel 2018, mentre
preparavo una lezione all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid.
La poetessa Laura Pugno, che dirige l’Istituto, mi aveva contattata per offrire ad un gruppo di
studenti di lingua e cultura italiana uno spunto per comprendere l’essenza del profumo italiano.

“Esiste qualcosa capace di distinguerlo dai profumi prodotti negli altri paesi?
E se la risposta è sì, di cosa si tratta?
Ha senso parlare di italianità in profumeria?”

mi aveva chiesto. Studiare per quella lezione mi lasciò perplessa. Possiedo decine di libri sulla profumeria, tutti focalizzati su fragranze francesi: i profumi italiani vengono citati solo sporadicamente. Dapprima ho pensato che si trattasse di una mia mancanza, e ho iniziato a cercare pubblicazioni dedicate esclusivamente alla profumeria italiana, non trovandone traccia. Poi capii che, in effetti, non c’erano libri che raccontassero la nostra storia olfattiva.

Eppure l’Italia ha prodotto un numero consistente di capolavori che non hanno nulla da invidiare alle produzioni francesi o americane, e un giro sui siti specializzati nella vendita di fragranze vintage rende chiaro come molti siano tuttora ricercatissimi. Allora mi sono chiesta:

perché della profumeria italiana si parla così poco? Perché non riusciamo a onorare e valorizzare il nostro patrimonio olfattivo come meriterebbe?

Ho deciso di iniziare a farlo io per prima, sperando di stimolare i lettori a rileggere la nostra storia e a riscoprire alcuni capolavori che l’hanno resa così straordinaria.

Ho iniziato tracciando la storia del profumo dal punto di vista italiano, a partire dall’Impero Romano fino ai giorni nostri, con un focus particolare su Ottocento, Novecento e il fenomeno della profumeria artistica contemporanea. Poi mi sono dedicata a delineare un identikit dell’impronta tipicamente italiana: materie prime, accordi, strutture che parlano la nostra lingua e rendono riconoscibile la nostra cultura.

Sono esattamente le stesse caratteristiche che rendono speciali tutti i prodotti Made in Italy: eleganza, ironia, espressività, audacia. Scrivere i capitoli sui cinque decenni dagli anni ‘70 a oggi è stata la parte più emozionante: rintracciare i trend olfattivi delle varie epoche mi ha confermato che i marchi italiani hanno commissionato i loro progetti ai profumieri più talentuosi in circolazione come Guy Robert, Edmond Roudnitska, Jean Claude Ellena, Dominique Ropion, Daniela Andrier, che con i profumi italiani hanno aperto filoni espressivi del tutto nuovi.

Per ogni decennio ho provato a raccontare i venti profumi più iconici, quelli che hanno segnato il loro tempo per via della fragranza in sé, del flacone o di altre caratteristiche del progetto nella sua globalità. Per quattro mesi ho vissuto in uno stato di costante meraviglia per la bellezza di quello che andavo riscoprendo. Questo spiega anche il grande successo riscontrato della profumeria artistica italiana nell’ultimo decennio: un simile risultato non nasce esclusivamente dalla creatività dei singoli artisti, ma è supportato da un’eredità olfattiva comune che permea la nostra cultura, di cui gli artisti contemporanei si sono nutriti da giovani, traendone linfa vitale per composizioni acclamate in tutto il mondo.


Alla fine è stato difficile rispettare la consegna delle cento schede-profumo: i gioielli che
ho dovuto escludere, per motivi diversi, sono almeno altri cento! Quelli che più amo sono quelli usciti negli anni Ottanta e Novanta: i grandi sarti che si affacciavano alla profumeria in quegli
anni infusero tutto il loro amore per il Bello in bottiglie dal design ricercatissimo, marketing all’avanguardia, e soprattutto fragranze straordinarie, capaci di veicolare olfattivamente l’estetica unica e speciale di chi le aveva commissionate.

In ogni caso, ritrovare antichi capolavori è stato più semplice che raccogliere informazioni al riguardo: non solo i compositori, ma anche i designer e le vetrerie che hanno lavorato alle bottiglie. Per ottenere le informazioni che mi servivano è stato necessario parlare direttamente con i marchi che hanno lanciato i profumi, con i project manager che li hanno sviluppati, procurarmi mezza dozzina di volumi tecnici, visitare stabilimenti produttivi e scandagliare internet, incrociando dati provenienti da almeno cinque tra siti specializzati e forum di discussione internazionali.

Nel frattempo, il libro aveva trovato l’editore migliore che potessi desiderare: Silvana
Editoriale
. Silvana aveva pubblicato il catalogo della Mostra “Perfumum”, tenutasi nel 2018 a
Palazzo Madama (Torino). Di quella mostra avevo curato la sezione “Contemporanea”, e all’interno del catalogo è presente un mio saggio sull’evoluzione del design delle bottiglie dal 1900 ai giorni nostri.

Mentre il catalogo era in lavorazione parlai all’editore del Manuale che stavo scrivendo.

“Non mi risulta che esista già un volume di questo tipo” mi dissero.
“In effetti… è proprio per questo motivo, che lo sto scrivendo!”.

Silvana Editoriale è specializzata in editoria d’arte (pubblica 500 titoli l’anno in tutto il mondo) ed ero sicura che avrebbe saputo trasformare il progetto che avevo in mente in un progetto editoriale di altissima qualità. L’aspetto che in assoluto è risultato più problematico è stato il reperimento delle immagini dei profumi: in molti casi le aziende sono passate di mano in mano e gli uffici stampa raramente possiedono gli archivi fotografici del passato. Quando invece ne hanno disponibilità, esistono problemi legati ai diritti di riproduzione degli scatti, o di qualità intrinseca delle immagini.
Abbiamo quindi deciso di far fotografare noi tutte le bottiglie.

Abbiamo scelto un fotografo di grande talento, Marco Beck Peccoz, per ritrarle in tutto il loro splendore. Per chiudere il libro ho realizzato alcune interviste ad alcuni protagonisti della profumeria italiana: un compositore (Maurizio Cerizza), un terzista (Ambra Martone di ICR), una
vetreria (Federico Montali per Bormioli Luigi), un’azienda essenziera e di composizione (Anthony Moellhausen), un produttore di olii essenziali (Giandomenico Capua), una formatrice di grande esperienza (Emanuela Rupi di Mouillettes & Co.), un marchio di nicchia (Nobile 1942).
Tutti loro mi hanno concesso tempo, energie e un entusiasmo che spesso è andato ben oltre quello che mi sarei attesa, permettendomi di guadagnare una visione a 360° di quello che è stata la profumeria italiana del passato, e delle potenzialità che ha per il futuro.


Per completare questo libro sono stati necessari due anni, ma ne è valsa la pena, perché questo volume parla di noi. Della nostra cultura, delle nostre radici, delle nostre differenze.
È una capsula del tempo che racchiude pezzi della vita di ognuno di noi: il primo profumo acquistato, quello ricevuto per un compleanno speciale, il profumo della mamma o del primo fidanzato e così via. Spero che chiunque lo leggerà provi una punta di orgoglio per tutta la bellezza che i marchi italiani sono stati capaci di produrre in questi cinque, meravigliosi, decenni.


E che inizi a vedere nella profumeria italiana contemporanea le stesse radici culturali che hanno nutrito l’Antica Roma, le corti Rinascimentali, gli imprenditori ottocenteschi, i moderni marchi di moda e design, nonché i giovani compositori indipendenti, ovvero il nostro futuro.